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I requisiti del buon allevatore

Dal libro di franca Simondetti (Editoriale Olimpia)


Al di là dei luoghi comuni, si può senz’altro affermare che un
buon allevatore dovrebbe sempre svolgere il proprio lavoro seguendo i criteri qui sotto elencati:

- avere molta pazienza;
- non scoraggiarsi di fronte agli insuccessi;
- avere molta umiltà e cercare i consigli di chi ha più esperienza, e sapere che c’è sempre qualcosa da imparare;
- prefiggersi di produrre soggetti fisicamente e psichicamente sani, e saper sacrificare la <<lira>> e i sentimenti personali al momento di cedere i suoi prodotti;
- saper essere onesto anche e soprattutto con se stesso;
- essere pronto a sacrificare feste e notti perché qualcosa può sempre succedere;
- essere consapevole che non basta avere due campioni per produrre taenti <<campioncini>> e infine……………
- avere anche tanta fortuna !
Non è tuttavia con queste poche righe(ma neppure, del resto, con un intero volume) che si può insegnare ad allevare, almeno intendo Allevare con la <<A>> maiuscola. Chiunque è infatti è capace di accoppiare un maschio ed una femmina e a far nascere dei cuccioli, ma produrre ciò che si avvicina all’ optimum è tutta un'altra cosa. Infatti, oltre ai criteri qui sopra elencati, c’è qualcosa di nuovo da imparare ogni giorno, e ogni cucciolo è una nuova scoperta e un caso a sé.
Ciò che raccomando è di partire con riproduttori tipici, ma non esagerati, sani sia fisicamente che psichicamente, senza ritenersi dei novelli Tesio, anche se per puro caso la prima cucciolata dà buoni risultati. Anzi, un avvenimento del genere, anziché essere positivo per il neo-allevatore, è terribilmente negativo, perché questi è portato a ritenere di essere <<proprio bravo>> e <<arrivato>>. Solo in seguito questi si accorgerà della infondatezza di tale credenza, ma anziché attribuire il primo inaspettato successo al caso, riterrà gli insuccessi seguenti pura sfortuna.
L’obbiettivo deve comunque essere quello di saper produrre un’ alta percentuale di cuccioli rispondenti ai dettami dello standard, sani ed equilibrati, in grado di soddisfare pienamente le esigenze dei futuri proprietari, una bassissima percentuale dei quali cerca il campione da esposizione, tutti desiderosi, invece, di avere un cane che sia soprattutto un piacevole compagno di vita.
Allevare con successo, e continuare a farlo, è senza dubbio alcuno un’arte ben difficile da insegnare perché frutto di tante conoscenze e di tanto studio.
Ritornando a Tesio, che ho già nominato sopra perché grande, grandissimo allevatore di puro sangue, egli ci descrive tutti i suoi studi sui pedigree prima di effettuare un accoppiamento, ma poi si lascia trasportare da storie di accoppiamenti avvenuti per pure senzazioni e perfino per incidente(accoppiamenti spontanei), che pure hanno dato grandissimi risultati. A questo proposito scrive anche delle qualità psichiche che vengono o meno trasmesse a seconda che l’accoppiamento sia gradito o no dai due individui.
Ritengo che anche coi cani questo possa essere vero, anche se ci sono alcune femmine che non sono mai ben disposte verso il partner, salvo magari un certo cane che passa per via, eventualmente di un'altra razza o anche bastardo.
Comunque il consiglio che io posso dare a chi per la prima volta decide di far accoppiare la sua femmina, è di accertarsi sui seguenti elementi:
-se si ha spazio per farla partorie;
-se si è in grado di dare ai nascituri lo spazio necessario, perché dopo i 45 giorni questi diventano terribilmente ingombranti ed hanno bisogno di poter correre sulla terra;
-se si è pensato prima a chi destinare i cuccioli, visto che una femmina di cocker ne partorisce normalmente una media di 4 o 5 e che sicuramente non si potranno tenere in appartamento.

 

Franca Simondetti
Deceduta in un tragico incidente il 28 Gennaio 1998

 

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